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ott 06 2007
Attacco ai Cani Sciolti
sabato 06 ottobre 2007
Siamo stati definiti così: i Cani Sciolti di Mercatopoli! Evidentemente chi lo dice, non penso intenda farci un complimento ma evidentemente ignora l’interessante sito (che vi invito a visitare): www.canisciolti.info. L’occhiello di questo spazio web giornalistico, specifica il contenuto: “libertà di informare e comunicare”. E a dispetto di molti, noi Cani Sciolti, cresciamo e camminiamo costantemente, senza padroni, senza guinzagli o cucce comode, e con la convinzione di migliorare costantemente.

Già perché la mia concezione di franchising non è una catena (nel senso più metallico del termine) che ti stritola; un luogo dove sono banditi: creatività, pensieri e autonomia del singolo imprenditore. Da buon allievo di Seth Godin, ho imparato, prima di ogni altra cosa, che il cliente è, e deve sempre essere, al centro della tua attenzione: il “credo” di un franchisor non può essere imposto ma deve essere condiviso.  

Ho imparato che un contratto di franchising va spiegato nel dettaglio, deve essere consegnato al potenziale cliente prima della firma, non perché lo dice la legge, ma perché il cliente lo deve prima comprendere e poi condividere! Non è accettabile che taluni franchisor (non sono molti, ma purtroppo, nemmeno pochi), possano carpire la fiducia del cliente con un sorriso accondiscendente del venditore che sembrerebbe indicare “Dai, insieme ce la faremo” ma dove, il seguito della frase, ovviamente omesso, è “… a dissanguarti”.

Un imprenditore, quando si affilia a un franchising, è una persona piena di speranze e di aspettative e sta mettendo i prossimi anni della sua vita nelle mani del franchisor di cui si fida: non è leale minare la sua esistenza con vessazioni, penali, royalties elevatissime. E’ semplicemente da codardi.

Soprattutto perché tali franchisor sanno benissimo che sarà molto difficile che, il povero cane, finito nella loro tagliola, decida di mordere la mano al “padrone” per prepararsi a soffrire economicamente, pagando avvocati e periti e subendo lo stress di una causa, dall’esito incerto come tante cause nel nostro paese, che non ti fa dormire, che ti fa essere nervoso e intrattabile soprattutto con i tuoi affetti.
 
E l’imprenditore affiliato, che ha già tanti grattacapi per riuscire a far quadrare i conti, cosa fa? Paga! E la cultura del “paga e sopporta per non avere problemi” si diffonde, come un virus.

Di aneddoti né avrei a centinaia. Un imprenditore affiliato a un franchising che, ovviamente non posso nominare, si è sentito dire dal funzionario di zona responsabile che il suo “bancone” dovrebbe essere verde. Dopo anni di fatturati stratosferici, di un impegno alla soglia dell’umanamente sostenibile, un imprenditore si deve sentir dire che il suo bancone in noce nazionale non va bene perché deve essere VERDE!

E ve ne racconto un'altra. Un franchisor, in pompa magna, annuncia, al meeting nazionale, che il tal affiliato riceverà un premio in denaro, quale riconoscimento degli obiettivi raggiunti. Poi ci ripensa. Qualche mese dopo, infatti, l’affiliato ne perde inspiegabilmente il diritto. I più maliziosi chiariscono che il motivo è stato il mancato rinnovo del contratto di affiliazione: se lo desidera, può accomodarsi dall’avvocato.

E ora, noi Cani Sciolti, siamo attaccati, seppur indirettamente. Un punto vendita Mercatopoli è stato citato in giudizio per non aver rispettato un precedente contratto di franchising, con una richiesta di risarcimento milionaria. Ovviamente sarà il giudice a decidere, le accuse personalmente le ritengo infondate, ma nel frattempo l’animosità ed il panico  imperversano. E sarà così, ovviamente, finché non si arriverà al giudizio finale (5 anni?). “Hai visto? Gli hanno fatto causa! Meglio non disdire il contratto! Vuoi che ci rovinino?”

Queste sono le nuove regole del gioco: se non ci riesci a livello marketing, fai causa. Così ti rispetteranno! E avranno paura di te!

Con queste nuove regole la nostra strada sarà, forse, più impegnativa, ma da Cani veramente Sciolti faremo la pipì sul loro palo e proseguiremo per la nostra strada.
 

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