 Mi ha colpito la storia di Mario Capecchi, nato a Verona come me, settantenne e premio Nobel per la medicina per le sue ricerche sulle cellule staminali. La sua storia inizia, purtroppo, con la guerra, ritrovandosi all'età di sei anni, per strada a vivere di stratagemmi. La mamma deportata in un lager, il papà a combattere in Africa. Si ammala di tifo e viene salvato da "un angelo" che lo porta in ospedale. Riapre gli occhi e ritrova quelli della madre, sopravvissuta al lager e liberata dagli americani. Con lei a otto anni emigra in America. Una svolta che lo porterà al premio Nobel per la Medicina. Posso immaginare come può sentirsi un bimbo, ad otto anni, in un paese straniero e penso che il disagio si sia trasformato in caparbietà, in voglia di fare. Oggi è qui a rappresentare l'Italia di fronte al mondo. Lui cosa aveva? Nulla. Non un soldo, non una speranza. Poi la svolta, quel destino, a volte beffardo, che può agevolarti od ostacolarti, gli ha aperto una porta sconosciuta. Ma all'inizio non aveva nulla, solo SE STESSO, che è il valore più grande. Ne ha fatto tesoro raggiungendo risultati invidiabili da tutti. E la morale della storia è che il destino ti può aprire una porta, ma il successo che potrai cogliere dipende dalle scelte che fai, dalla caparbietà nel raggiungere i risultati che ti sei prefissato e dalle opportunità che sai riconoscere. Nel mondo di oggi, essere imprenditori è una grandissima sfida. E quando le cose non vanno come credi, forse vale la pena riflettere sulla storia di Mario Capecchi, perchè per superare un ostacolo, grande o piccolo che sia, devi contare soprattutto su te stesso. Devi imparare a riconoscere le opportunità, devi metterci impegno e costanza e devi essere umile, perchè non si è mai finito di imparare. Essere imprenditori di successo, è solo per chi lo vuole veramente e per chi ci crede con ancor più forza.
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